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Lost in Jordan

Le montagne di Edom: la strada inattesa che ci ha regalato il tramonto più bello della Giordania

9 giugno 2026

Ci sono luoghi che si visitano e luoghi che si attraversano. E poi ci sono strade che, senza preavviso, diventano esse stesse la destinazione.

Sono circa le 16 quando terminiamo la visita a Petra. "Sentite, in circa 2 ore arriveremmo al Mar Morto.. che ne dite?? Torniamo ad Amman per il Mar Morto anziché per la Desert Highway?"

E così, ignari di quello che ci attende, decidiamo di attraversare la catena montuosa di Edom per scendere nella "Wadi Araba", cioè la valle che porta al Mar dell'Araba, cioè il Mar Morto.

Quando siamo partiti da Petra diretti verso il Mar Morto, pensavamo di affrontare semplicemente uno spostamento. Qualche ora di auto, un trasferimento necessario per raggiungere la tappa successiva del viaggio. Nulla di più.

Invece, quel tratto di strada attraverso i monti di Edom si è trasformato in uno dei ricordi più intensi dell’intera Giordania.

Mentre guidavo, mi sono chiesto quante persone attraversino questi monti senza sapere che stanno percorrendo una delle regioni più antiche e cariche di storia del Medio Oriente.
Queste sono le terre di Edom, il regno che la Bibbia collega ai discendenti di Esaù, fratello di Giacobbe. Una regione che per secoli ha controllato i passaggi tra l’Arabia e il Mediterraneo, attraversata da mercanti, eserciti e pellegrini.
La terra abitata dagli Edomiti.

"Edom" in ebraico significa "rosso". Questo il soprannome di Esaù, ma rosso è soprattutto il paesaggio. Sono tantissimi i riferimenti biblici alla terra di Edom, o Idumea.
"Chi è costui che viene da Edom, con le vesti tinte di rosso?" (Is. 63,1)
"Moab è il catino per lavarmi, sull'Idumea getterò i miei sandali" (Sal. 107,10)

Eppure, davanti a quel paesaggio, la storia sembrava quasi secondaria. Era la geografia a dominare tutto.

Mentre le attraversavo, le montagne apparivano come onde rosse pietrificate di un mare antico. Un labirinto di creste e vallate che rendeva evidente quanto la natura abbia modellato la storia umana molto prima che l’uomo iniziasse a scriverla.

I monti di Edom. Un viaggio nell'ignoto.

Secondo Google Maps la strada avrebbe dovuto essere la più veloce.
Ma dimenticavo che "più veloce" non significa "più facile"...

Lasciata Petra inizialmente la strada attraversava una zona desertica. Successivamente il paesaggio si è fatto sempre più brullo e roccioso, hanno iniziato a susseguirsi pareti di roccia e canyon ed abbiamo iniziato ad arrampicarci sulle montagne.

Inizialmente abbiamo seguito un'auto sgangherata che ci faceva da apripista, ma ad un certo punto questa ha preso un bivio, imboccando un sentiero non asfaltato, ed ha lasciato la strada principale... e noi in balia dell'ignoto.

A ogni tornante pensavamo di aver raggiunto il punto più alto. E invece la strada continuava a salire e diventava sempre più stretta: prima due corsie con guard rail, poi una corsia, poi senza guardrail, infine alcuni tratti non asfaltati. E sotto di noi dirupi vertiginosi, la paura che l'automobile non frenasse, che qualcosa la facesse scivolare o il terreno franasse!!!

La colonna sonora di quel viaggio era "Drive" dei R.E.M., che con il suo arpeggio lugubre e solenne sembrava aggiungere tensione e ansia... "Hey kids, where are you? Nobody tells you what to do, baby..." ed io: "E chi c***o sa dove siamo! Sapete che vi dico? Ora giro la macchina e torniamo indietro, non ho voglia di precipitare da un tornante!"

Attorno a noi non c’era nulla. Solo montagne dai colori impossibili da descrivere con precisione. Ocra, bronzo, rame. Toni che cambiavano continuamente con la luce del pomeriggio. Versanti brulli, privi di vegetazione, modellati da milioni di anni di vento e di erosione. Dirupi profondi che comparivano improvvisamente oltre il bordo dell’asfalto. Tornanti a non finire, senza protezioni.
L'immagine qui sotto di Google Maps rende bene l'idea della tortuosità del percorso...

Tramonto.

Poi è arrivato l’ultimo tornante.

Uno di quelli che non promettono nulla di diverso dai precedenti.

Abbiamo superato lo spartiacque e improvvisamente il mondo si è aperto.

Davanti a noi si estendeva la Wadi Araba.

Una visione immensa.

La grande depressione che collega il Golfo di Aqaba al Mar Morto si allungava all’orizzonte come una ferita nella crosta terrestre. A ovest si intuivano le montagne di Israele. Davanti, la valle si perdeva nella foschia della sera.

E sopra tutto questo, il tramonto.

Uno di quelli che obbligano a fermarsi.

Il sole stava scendendo lentamente dietro le montagne, incendiando il cielo di arancione e rosso. Le rocce che pochi minuti prima erano color bronzo si trasformavano in oro. Le ombre si allungavano nella valle creando contrasti che sembravano dipinti.

Per qualche minuto siamo rimasti in silenzio.

Forse perché non ce lo aspettavamo. Forse perché il sole ci ha accolti dopo un'infinità di tornanti. Forse semplicemente perché la bellezza sorprende di più quando arriva senza annunci.

O forse perché, in quel momento, osservando la Wadi Araba dall’alto dei monti di Edom, abbiamo avuto la sensazione di vedere qualcosa di più di un semplice paesaggio: eravamo in una delle grandi cicatrici geologiche del pianeta, il punto in cui Africa e Arabia si allontanano lentamente da milioni di anni.

Un luogo dove geologia, storia e luce del tramonto si incontrano.

E il Mar Morto?

Ironicamente, quando siamo arrivati in prossimità del Mar Morto (abbastanza provati), il sole era ormai scomparso dietro l’orizzonte.
E in quelle zone al tramonto segue l'oscurità totale, repentina. In pratica, non abbiamo potuto vedere nulla del Mar Morto, inghiottito dalle tenebre, ma quella vista del tramonto sui monti di Edom ci ha accompagnato per tutto il resto del viaggio.

E ancora oggi, ripensando alla Giordania, non sono sicuro che il ricordo più vivido sia Petra.

Potrebbe essere invece quella strada stretta e tortuosa tra i monti di Edom, e l’improvvisa apparizione della Wadi Araba al tramonto.

Vi lascio il video completo qui. Merita.

(C) 2026 testo, foto, video by Massimo Caliari