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Pakistan Adventures

Quanto è dura l'avventura...

· Pakistan,Viaggi,Asia,Travel,Avventura

Questo episodio merita un breve racconto.

Giugno 2018, trasferta di lavoro in Pakistan presso un cliente che ha lo stabilimento un centinaio di chilometri a nord di Islamabad, nella provincia KPK. Frontiera nord occidentale del Pakistan verso l'Afghanistan ed il Kashmir.

E' una zona abitata da indomabili popolazioni di etnia Pashtun, e spesso soggetta in passato ad episodi di terrorismo, sommosse, etc.

Quando ho chiesto al mio agente, prima di partire, se la zona fosse sicura mi ha detto: "Ma sì... i tempi sono cambiati !"

Infatti, come volevasi dimostrare.

Affrontiamo questa trasferta in tre: io, Fabrizio il nostro tecnico, e Tahir il nostro agente.

Il cliente viene a prelevarci in albergo alla mattina a Islamabad, con un proprio mezzo, una bella Land Cruiser, guidato da una guardia giurata.

Partiamo, imbocchiamo l'autostrada ad Islamabad, in direzione di Peshawar, traffico tranquillo.

Non appena usciamo dall'autostrada per inoltrarci nella valle dell' Indo, ecco che avviene un fatto inaspettato e preoccupante: il nostro mezzo accosta e viene raggiunto da altre tre fuoristrada, che si posizionano due davanti ed una dietro alla nostra vettura.

Dalla prima scendono due paramilitari in assetto da guerra, con passamontagna nero, e salgono sul cassone imbracciando fucili mitragliatori.

Anche sulle altre due vetture si trovano diverse guardie.

Viene così a formarsi un convoy di 4 vetture...

Mi chiedo: "ma dove &%$%$ stiamo andando?"

Inizia un viaggio lungo la strada statale che risale la valle dell'Indo e che attraversa diversi centri abitati, con i paramilitari della prima vettura a fare da apripista ed il nostro fuoristrada in terza posizione.

Gli abitanti locali non sembrano quasi fare caso a questa comitiva armata di passaggio, probabilmente è la norma.

Attraversiamo villaggi tipici, con costruzioni diroccate, animali per strada, mercati, e tanta tanta polvere.

Arriviamo a destinazione circa un'ora dopo, con un grosso sospiro di sollievo.

Non è cosa di tutti i giorni viaggiare scortati da un convoy armato.

La situazione si ripete dopo tre giorni, al momento del ritorno ad Islamabad.

Il programma dice che quest'ultimo giorno dovremmo lavorare fino a sera, cenare presso la fabbrica, e dopo alcune ore di riposo partire a notte fonda verso l'aeroporto di Islamabad, dato che l'aereo partirà alle 6.00.

Il programma però viene stravolto quando ci dicono che è in vigore una sorta di coprifuoco non ufficiale per gli occidentali, i quali è meglio che non viaggino con il buio.

Il direttore della fabbrica si raccomanda quindi che riusciamo a partire quella sera stessa, entro le 18.30, prima che cali il sole.

Questa raccomandazione ci agita non poco...

Naturalmente il fato avverso si presenta con continui ritardi operativi nel corso della giornata...

Tant'è, riusciamo a lasciare la fabbrica solo alle 20.00, mentre fuori è già buio pesto.

Corriamo nelle nostre stanze nella foresteria, chiudiamo e i bagagli, il convoglio di vetture è già pronto e ci aspetta, così alle 20.30 siamo già pronti a bordo della Land Cruiser che ci porterà a Islamabad.

Questa volta il convoglio è composto solo da tre vetture, e nessun militare sul cassone, ma tutti in cabina, almeno 7 o 8 persone armate nelle due altre vetture.

La tensione è palpabile, almeno per noi italiani, mentre per i paramilitari sembra una normale routine.

Partiamo dalla fabbrica ed inizia il nostro viaggio di ritorno.

Attraversiamo gli stessi villaggi decrepiti, dove non troviamo fortunatamente nessun terrorista, ma soltanto motocarri ape stracolmi di ragazzi, motorini sfreccianti tipo "50 special", cani randagi, camion superdecorati che avanzano a passo di lumaca sulla strada polverosa.

Il nostro convoglio si lancia in sorpassi allucinanti a velocità folli, sfiorando motorini, persone, cani, imponendo la legge del più forte.

Ci chiediamo se i veri terroristi da cui guardarsi non siano proprio quelli della scorta, anziché i poveri e semplici pakistani.

Comunque, non avviene assolutamente nulla di preoccupante durante il viaggio, e nel giro di un paio di ore siamo in aeroporto.

La tensione si allenta, mi sembra quasi di essere emerso da un brutto sogno.

Seduto in sala d'attesa, metto gli auricolari, ed ironicamente la musica inizia: "Figlio di un mujaheddin, nato sotto il cielo del Kashmir..."

Sorrido.

Dove:

Valle del fiume Indo, Provincia di Khyber Pakhtunkhwa

Da Islamabad a Tarbela

Pakistan

(C) 2018 testi, foto & video by Massimo Caliari

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